Cose insolite da vedere a Lecce: 4 luoghi iconici per il tuo itinerario

Scorcio di Lecce

In questo articolo ti parlo di 4 cose insolite da vedere a Lecce per conoscere parte della sua storia, tutti immersi nel meraviglioso centro storico, eppure a volte ignorati dalle principali tappe turistiche. Che sia la prima volta che visiti Lecce o che invece tu la conosca bene, avventurandoti alla scoperta di questi luoghi iconici seguirai percorsi alternativi ma ugualmente ricchi di fascino. L’ultimo è davvero suggestivo e cattura spesso la curiosità dei passanti.

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Io sono Alessandra Ripa, blogger osservatrice viaggiatrice, irrimediabilmente leccese.

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Stai pianificando una vacanza alla scoperta della Puglia o del Salento e prevedi di trascorrere qualche giorno a Lecce? Sicuramente hai già sentito parlare dei principali luoghi di interesse come Piazza Sant’Oronzo con i resti dell’anfiteatro romano, la Basilica di Santa Croce, il Duomo con la sua piazza e il campanile, la Chiesa di San Matteo, e ti raccomando di visitarli perchè sono davvero incantevoli (in questo articolo trovi una lista esaustiva dei luoghi imperdibili di Lecce). Ma al fine di rendere la tua visita più intrigante, e magari per invogliarti a percorrere strade e percorsi meno battuti dai turisti (e quindi ancora ‘salvi’ da negozi di souvenir e mangiatoie) ti invito a segnare sul tuo Google Map le mete intermedie di cui ti parlo in questo articolo.

Cose insolite da vedere a Lecce:

Obelisco

Obelisco di Lecce

Per ragioni di comodità (ad esempio di parcheggio, o in quanto è probabile che il tuo alloggio si trovi in questa zona) potresti scegliere di iniziare il tuo percorso alla scoperta di Lecce proprio da questa particolare costruzione che sembra fare da spartitraffico tra il viale dell’Università, via Calasso e via Taranto. Si tratta di un obelisco realizzato dallo scultore Vito Carluccio nel 1822 in occasione della visita del re Ferdinando I di Borbone delle Due Sicilie; sui suoi quattro lati spiccano alcuni basso rilievi tra cui il delfino con la mezza luna tra i denti, a voler ricordare la vittoria della Terra d’Otranto (rappresentata dal delfino) contro il tentativo di invasione ottomana (la luna dell’Islam) nel 1480, e i simboli degli altri distretti di Terra d’Otranto: la lupa di Lecce, il gallo gallipolino, il cervo di Brindisi e lo scorpione simbolo di Taranto.

Pare che al momento della sua inaugurazione l’obelisco fosse stato tinto di nero, in modo da renderlo simile a marmo (in linea con il gusto dell’epoca per l’arte egizia), questa tuttavia si sciolse con la prima pioggia svelando il trucco. Davanti all’Obelisco puoi notare un’imponente costruzione con un arco: Porta Napoli, una delle quattro porte che una volta consentivano l’accesso alla città (protetta da mura). Le altre tre porte sono Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta San Martino (andata perduta).

Questo luogo, inoltre, offre la vista su uno dei tramonti più belli della città.

Chiesa Greca

Chiesa Greca di Lecce

Partendo da Porta Napoli, ti consiglio di percorrere sino alla fine la via che si apre davanti a te: via Principe di Savoia, lungo la quale si trova una delle trattorie piu’ antiche di Lecce ancora esistenti, nonchè ottima per il rapporto qualità prezzo: L’Angiulinu. Una volta raggiunto l’incrocio con via Umberto I, procedi dritto (svoltando a destra raggiungeresti la Basilica di Santa Croce che ti consiglio ovviamente di aggiungere al tuo percorso), ecco davanti a te una sobria chiesa in stile neoclassico bizantino. Si tratta della Chiesa di San Niccolò dei Greci, dai leccesi anche detta ‘La Chiesa Greca’, eretta nel 1700 a beneficio della comunità bizantina (in particolare albanese) che già si era insediata in città a partire dal 1500 per sfuggire alle persecuzioni ottomane. Se avrai modo di visitarla di domenica mattina oppure durante una celebrazione religiosa, potrai assistere al rito cristiano ortodosso, retaggio dell’epoca bizantina.

Davanti alla Chiesa c’è un ottimo cocktail bar in cui talvolta, la sera, ci si scatena in sessioni di swing.

Arco di Prato

Arco di Prato a Lecce

Dopo aver visitato la Basilica di Santa Croce e probabilmente attraversato Piazza Castromediano (da cui è possibile intravedere i resti di un antichissimo frantoio sottostante), ti consiglio di percorrere l’affascinante via Rubichi: si tratta di una via dall’energia tutta particolare in cui non è inusuale imbattersi in eclettici personaggi leccesi o udire musica provenire dalle abitazioni. Ti consiglio di goderti queste suggestioni. Dopo pochi metri raggiungerai uno slargo, anche detto Piazzetta dell’ Arco di Prato, il quale si aprirà alla tua sinistra. Questa include un arco del 1500 da cui si accede a una corte in cui sorgono Palazzo Prato dall’austero stile militare in cui visse il celebre matematico leccese De Giorgi. L’arco deve il suo nome a Leonardo Prato, condottiero di origine leccese che si distinse nel 1479 a Rodi, nella battaglia contro i turchi, e contribuì al patteggiamento delle condizioni della pace con il Pascià.

Si tratta di un luogo ricco di storia a cui si deve un modo di dire leccese ‘Arcu de Pratu!’ che significa ‘e chi se ne importa!’.

A questo punto di suggerisco di proseguire lungo via Rubichi per poi svoltare a sinistra in via Palmieri per raggiungere il Duomo.

Statua di Fanfulla da Lodi in Piazzetta degli Ammirati

Statua di Fanfulla da Lodi a Lecce

A pochi passi dalla Piazza del Duomo si incontra una caratteristica piazzetta (Piazza Orsini) che ospita una statua insolita, tale da attrarre spesso la curiosità dei passanti. Il personaggio rappresentato in un saio domenicano nell’atto di affilare uno spadino è il condottiero Fanfulla da Lodi (nome originale incerto tra Bartolomeo Giovenale, Giovanni Fanfulla e Giovanni Bartolomeo Fanfulla) famoso per aver contribuito tra le altre battaglie alla Disfida di Barletta. Alcuni dettagli curiosi sono che il soggetto non sia leccese/non abbia partecipato alla storia della città, e che inoltre nonostante in vita fosse stato un valente condottiero, non sia rappresentato in modo monumentale o celebrativo ma come un anziano stanco e riflessivo. I motivi di questa scelta sono da ricercare nell’origine dell’opera, inizialmente in gesso realizzata nel 1877 dallo scultore Antonio Bortone nato a Ruffano (Le) e poi divenuto di fama nazionale, in rotta di collisione con lo stile dei colleghi fiorentini.

L’opera originale fu esposta e premiata a Parigi, per finire poi dimenticata per anni a Firenze, infine spostata a Lecce nel 1921 per essere fusa in bronzo e collocata inizialmente alle Quattro Speziere (angolo ora scomparso) poi nella Villa Comunale e infine nella collocazione attuale. L’iscrizione sotto alla statua fa riferimento al ‘mago’ (con cui si indica l’abile scultore, che si dice facesse parte della massoneria), che avrebbe reso immortali le sembianze del condottiero fissandole nella pietra, ha indotto generazioni di leccesi a fantasticare su questa statua e a credere che fissandola a lungo si possa rimanere pietrificati oppure che si possa notare un movimento. La sfideresti?

Extra tip: A due passi da questa statua si trova un interessantissimo museo (MUST) che ospita un’esposizione permanente sulla Lecce romana ed esposizioni temporanee su artisti salentini di levatura nazionale e internazionale.

E se questa esplorazione di Lecce ti ha messo appetito, ecco una lista delle migliori trattorie tipiche leccesi.

Conoscevi questi luoghi? Conosci altre cose insolite da vedere a Lecce? Fammi sapere cosa ne pensi.

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