In questo articolo ti parlo dei miei investimenti immobiliari a Lecce, e ti svelo quelli che per me sono stati gli elementi di successo. Spero di trasmetterti la mia visione di come a volte, seguendo il proprio istinto, il cuore e facendo le cose con cura si ottengano risultati migliori di quelli raccontati dal sentire comune o dagli esperti di economia, e che fanno bene a tutti.
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Io sono Alessandra Ripa, manager, blogger osservatrice viaggiatrice, irrimediabilmente leccese. Dal 2023 vivo a Madrid e anche di questo ti parlo nel mio blog.
Come ho trasformato un limite in un’opportunità che in parte mi ha cambiato la vita.

Nel 2014, appena 30enne, ho fatto il mio primo investimento immobiliare a Lecce. Te la faccio breve: vivevo a Milano ma tornavo di tanto in tanto a Lecce che continuavo a considerare ‘casa’ pur non avendo un punto di appoggio. Lavoravo con un indeterminato da sette anni, vivevo in affitto e avevo dei piccoli risparmi, tuttavia insufficienti per acquistare una casa a Milano senza aiuti esterni. Si rivelarono, invece, sufficienti per realizzare il sogno di avere una piccola casa nel cuore di Lecce, quel centro storico che a me tanto affascinava ma che all’epoca era dimenticato dai più e in cui come direbbe qualcuno ‘le case te le tiravano dietro’. Infatti, erano case umide, fatiscenti, decadenti, in gran parte chiuse da anni se non secoli, mentre quelle vivibili erano affittate a tariffe più economiche che nel resto della città in quanto il centro storico era di difficile accesso e considerato poco sicuro e troppo multiculturale, insomma non esattamente nelle corde dell’indole borghese del cittadino medio leccese.
Non fu difficile, quindi, trovare una casa economicamente accessibile e che incontrasse i miei gusti: nonostante fosse stata deturpata dai proprietari nel maldestro tentativo di coprire l’umidità con materiali improbabili, me ne innamorai per via delle volte che a occhi attenti rivelavano ancora le tracce di fossili delle cave da cui la pietra era stata estratta, il cortile con il basolato in lastroni e il piccolo pozzetto chiuso in cui piantai un albero di melograno. La ristrutturai rimuovendo i materiali in eccesso e riportandola all’antica semplicità, l’arredai utilizzando mobili trovati dai rigattieri (In questo articolo ti svelo gli indirizzi) trasformando questa piccola casa (acquistata al prezzo di un garage a Milano centro), nel mio rifugio nelle fughe leccesi, luogo di feste e cene di famiglia. Quando ero assente l’affittavo mediante Airbnb facendomi aiutare da familiari nella gestione, con soddisfazione non solo economica ma anche di arricchimento umano dato dal continuo scambio culturale con le persone con cui entravo in contatto e tramite cui visitavo posti nuovi, anche solo con l’immaginazione, e imparavo a guardare Lecce con gli occhi di chi la vedeva per la prima volta. Finchè un giorno non si prospettò la possibilità di venderla a un ottimo prezzo: il centro di Lecce inizia a diventare interessante per i visitatori forestieri, soprattutto milanesi, e il mio gusto nel valorizzare le caratteristiche della casa invece che tentare di travestirla da immobile moderno, fu apprezzato dagli acquirenti e si rivelò una scelta di successo. Questo mi consentì di acquistare la mia seconda casa a Lecce, una casa più grande, ricca di fascino ed elementi architettonici interessanti come le cementine, le volte e un bellissimo terrazzo con vista sul campanile. Questa casa mi permise di lasciare a cuor leggero Milano e la casa in affitto per trasferirmi a Lecce durante la pandemia, è stata il mio rifugio durante quegli anni, ed è tuttora la casa delle mie vacanze a Lecce da quando vivo in Spagna, mentre nel restante periodo dell’anno è disponibile per chi volesse affittarla tramite AirBnb.
Perché ti racconto questi dettagli? Per dirti che non tutti gli investimenti immobiliari nascono dal desiderio di speculazione, a volte sono la traduzione di un bisogno che man mano si converte in opportunità. Inoltre, sono contraria alla demonizzazione di AirBnb, che nei suoi primi anni, prima che intervenissero i veri speculatori (fondi di investimento, società di capitali …), è stato un mezzo che ha consentito alla gente di viaggiare ed esplorare i posti in modo autentico, e a tanti giovani di finanziarsi il piccolo sogno di avere una casa, magari nel loro luogo di origine invece che in una metropoli fagocitante.
Come ho capitalizzato la mia visione indipendente, la comprensione delle dinamiche e la valorizzazione delle eccellenze locali.

Ma veniamo all’ultimo investimento, quello più fortunato: nel 2021 mi sono imbattuta in un immobile in vendita, una piccola casa di appena 50mq in uno dei quartieri maggiormente dimenticati del centro storico, uno di quelli in cui tutt’oggi molti leccesi non si addentrano, senza alcuna caratteristica interessante se non un piccolo scoperto e un lastrico solare di proprietà. Non aveva neppure le tipiche volte o i pavimenti di cementine, non aveva allaccio alla fogna o al gas, risultava chiusa da 20 anni, dalla morte dell’ultima proprietaria, e conservava ancora alcuni mobili ormai divorati dalle tarme e ammuffiti: la ribattezzai ‘la casita de merda’. Il prezzo era decisamente conveniente (il prezzo di un garage in una periferia milanese), anche se tradiva la prospettiva di un investimento ben più alto per renderla anche solo vivibile, per questo motivo non incontrava interesse. Compresi che nonostante il quartiere non fosse quello ‘giusto’ secondo l’opinione comune, in realtà agli occhi di un turista era perfetto: vicino alla stazione, alle aree di parcheggio, a due passi dalle attrazioni locali e immerso nel fascino del centro storico senza subirne la confusione in alta stagione. Mi lasciai guidare dall’istinto: l’acquistai, ingaggiai un bravo architetto locale (rispettoso del territorio e delle sue caratteristiche) e insieme a mio marito ci avventurammo in un progetto di ristrutturazione folle e visionario. In quasi due anni di lavori, trasformammo quel tugurio in una casina deliziosa, dagli spazi curati e luminosi grazie allo studio della luce del nostro architetto, archi tra le stanze, cementine (commissionate a una ditta locale che realizza le cementine come si facevano una volta), mobili di falegnameria su misura (anche questi da un artigiano locale) e rubinetteria di design, un piccolo scoperto con una piscinetta privata, un terrazzo con patio solarium e una vista sui giardini e le romantiche pareti scrostrate del centro storico, pompa di calore per la gestione del caldo/freddo e domotica per l’accesso e la gestione degli elettrodomestici da remoto. Ristrutturammo la facciata e gli infissi esterni, con rispetto per l’estetica del luogo (nonostante non esistano linee guida specifiche della Sopraintendenza e le nostre scelte abbiano comportato un investimento piu’ alto di quello che avremmo sostenuto se avessimo scelto infissi più dozzinali, come spesso purtoppo si vede fare). Non appena la casa fu pronta, la pubblicammo su Airbnb e inziammo a ricevere le prime prenotazioni a prezzi simili a quelli degli hotel di lusso di Lecce, recensioni entusiaste. Decidemmo di puntare in alto e la mettemmo in vendita a un prezzo pari a sei volte quello di acquisto e due volte l’investimento totale (acquisto e ristrutturazione): a dispetto dei commenti scettici di alcuni agenti immobiliari e di conoscenti leccesi, in meno di sei mesi la casa ricevette tre offerte di vendita di cui la terza, da parte di una coppia di americani che desiderano trascorrere le proprie vacanze a Lecce, andata a buon fine.
Considerazioni finali.
Cosa ha determinato questo successo? In parte una dose di privilegio (come quello di essere leccese) e di fortuna (l’aver incontrato la casa al momento giusto, l’aver incontrato degli acquirenti interessati), ma principalmente l’aver ragionato con la propria testa, seguendo un istinto arricchito da anni di osservazione e comprensione delle dinamiche e delle preferenze dei turisti stranieri, infine, e direi principalmente, aver curato la ristrutturazione con cura e amore, valorizzando la pietra, la luce, le caratteristiche che rendono Lecce così unica, scegliendo artigiani del territorio, anche quando questo comportava un’attesa più lunga e una spesa più alta.
Ultimamente si parla tanto della gentrificazione dei centri storici, della loro turistificazione, del fatto che stiano diventando respingenti per gli abitanti a vantaggio di avventori forestieri. Se da una parte concordo con questa analisi, inizio a diventare insofferente alla narrazione che vuole colpevolizzare i privati di questo fenomeno: quanto accade è la conseguenza di anni di abbandono da parte dei cittadini stessi che hanno scelto di vivere in zone più servite o inseguendo mode del momento, da parte delle amministrazioni che non hanno saputo tutelare il patrimonio edilizio assicurandosi che determinati quartieri continuassero a essere ben serviti e vivibili anche quando si stavano spopolando o venivano scelti da fasce più deboli della popolazione, e che gli immobili abbandonati potessero avere nuova vita. E in un certo senso, credo che per varie ragioni sia impossibile invertire questa tendenza alla trasformazione dei centri storici in luoghi di interesse per le vacanze di chi guarda all’Italia con il filtro della narrazione romantica e vuole assicurarsene un pezzetto, scegliendo luoghi e abitazioni in cui noi italiani non vorremmo vivere. A noi privati che possiamo e vogliamo fare investimenti immobiliari resta la responsabilità di continuare a farli con cura e amore, pensando che quello che realizziamo oggi, oltre a soddisfare il nostro tornaconto nel breve termine, resterà nelle nostre città e nei nostri centri storici per molti anni a venire.
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